La terribile verità dietro l’Unità 731

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Tutti noi conosciamo gli orrori che una guerra può generare ma, probabilmente, pochi di voi conosceranno la spirale di follia pseudo-scientifica legata all’Unità 731, un’unità di ricerca Giapponese che aveva poco ha da invidiare, in quanto a sadismo e crudeltà, ai campi di concentramento nazisti.

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Agli inizi degli anni “30 il Giappone avviò una serie di studi atti allo sviluppo di armi chimiche. Tra tutti i sostenitori di queste nuove, e terribili, armi unita731-2Ishi Shirou, un medico militare giapponese, era certamente il più entusiasta.

Era convinto che queste nuove armi sarebbero state la carta vincente dell’armata Giapponese.

Con la conquista della Manciuria, Ishi, ebbe modo di creare, e rendere operativa a tutti gli effetti, un’unità dedita allo studio ed alla sperimentazione su cavie umane di armi batteriologiche. La Manciuria era il luogo ideale per le sue sperimentazioni, ricca di cavie umane Cinesi. Non dimentichiamo infatti che, all’epoca, i Giapponesi consideravano i cinesi una razza inferiore.  Vennero utilizzati anche molti i prigionieri di guerra Russi.

Il campo di concentramento dell’Unità 731 venne costruito ad Harbin e fin da subito furono compiuti esperimenti sul campo.

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Al confine tra Unione Sovietica e Cina furono gettati in un fiume, nei pressi degli accampamenti nemici, batteri della febbre tifoide. Nel 1940 scienziati dell’Unità 731, dispersero in alcuni pozzi d’acqua 70 chili di batteri del tifo, provocando una catastrofe. La città di Ningbo fu bombardata con i batteri della peste bubbonica, creando una micidiale epidemia che provocò la morte del 99% dei contagiati. Uccelli vivi vennero cosparsi di antrace e liberati.

Anche la vivisezione fu effettuata su prigionieri affetti da diverse malattie. Gli scienziati effettuavano dei veri e propri interventi chirurgici sui unita731-6prigionieri, asportandone organi ed arti, per studiare gli effetti che le malattie avevano su di essi. Le asportazioni furono effettuate mentre i pazienti erano ancora vivi, in quanto si riteneva che il processo di decomposizione avrebbe alterato i risultati. Tra le persone infettate e sottoposte a vivisezione vi erano uomini, donne (anche Incinte!), bambini e persino neonati.

 

Gli arti di alcuni prigionieri venivano prima congelati e poi riscaldati in acqua bollente. Il processo veniva ripetuto fin che la pelle e la carne delle cavie non si strappava come carta.

Bersagli umani vennero utilizzati per testare gli effetti di granate ed esplosivi posti a varie distanze ed angolazioni. Oppure come bersagli per i lanciafiamme.

Alcuni prigionieri vennero appesi a testa in giù per osservare quanto tempo impiegavano a morire per asfissia.

Urina di cavallo veniva iniettata nei reni di alcuni pazienti per testarne gli effetti. Altri furono privati di cibo ed acqua solamente per vedere entro quanto tempo morivano.

Altri prigionieri venivano rinchiusi dentro a delle camere dove la pressione veniva gradualmente abbassata, fino a che una morte orribile, ed estremamente dolorosa, non sopraggiungeva.

Furono provate, su soggetti umani, varie armi chimiche all’interno di camere a gas.

Molti altri furono i brutali esperimenti dell’Unità 731, che si macchiò di veri e propri stermini di massa. Per esempio, a causa delle epidemie che gli scienziati facevano partire dai loro laboratori, morirono più di 400.000 civili cinesi.

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Quando la guerra volse a sfavore del Giappone e l’unità dovette cessare le sue attività. Negli ultimi giorni della guerra gli ufficiali dell’Unità 731 decisero di uccidere le cavie umane rimaste nel laboratorio, per eliminare ogni possibile testimone.

In quei giorni, molti animali portatori di un bacillo manipolato in modo tale che potesse essere trasmesso all’uomo, vennero liberati. Le epidemie che scoppiarono tra la popolazione provocarono altri morti fino al 1948.

Ma, incredibilmente, all’Unità 731 non toccò la stessa sorte che gli alleati nazisti subirono a causa dei loro campi di concentramento, infatti le ricerche sulle armi batteriologiche dei giapponesi interessavano molto all’esercito americano e venne stabilito un’accordo.

Il generale Duglas MacArthur, in qualità di governatore del Giappone offrì l’immunità ad Ishi e ad i suoi in cambio dei dati sulle ricerche effettuate ad unita731-8Harbin.

I responsabili delle atrocità compiute dall’Unità 731 non vennero mai processati da un tribunale internazionale per crimini contro l’umanità.

Il maggiore responsabile, il Dott. Ishi Shirou, morì nel 1959 negli Stati Uniti, senza avere scontato un solo giorno di prigione per i suoi crimini. Molti ufficiali dell’Unità 731, dopo la fine della guerra, entrarono a lavorare nell’industria farmaceutica.

La storia dell’Unità 731, seppur quasi sconosciuta in occidente,è certamente uno dei capitoli più oscuri della Seconda Guerra Mondiale. Una dimostrazione di quanto la guerra possa corrompere la ricerca scientifica, rendendo insignificanti quelli che sono i diritti fondamentali dell’uomo, che diviene una cavia, sacrificabile per la supremazia dello stato.


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Autore dell'articolo: Admin

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